Lo chiamarono Gigi Potter

Lo chiamarono Gigi Potter
Daniela Carelli
2020, Pagg. 276, € 13,90.

Gigi è nato a Napoli, ma si è trasferito a Milano con il papà Antonio, la mamma Elvira, la gemella-diversa Ida all’età di un anno. Eppure, milanese convinto non lo è mai diventato. Come i suoi genitori, del resto: e quando sua madre ottiene il ‘miracolo’ (sarà stato San Gennaro?) di poter tornare nella sua città natale, dove ha ancora tutti i parenti, l’undicenne Gigi abbraccia la nuova avventura con entusiasmo e si trasforma in “Giggì”. O meglio, in Gigi Potter: perché come Harry, il maghetto di cui ha letto tutte le storie, il ragazzino va ad abitare in un castello. Suo padre è diventato il custode di un maniero straordinario e ricco di storia, il Castel Nuovo o Maschio Angioino, e ha portato la famiglia con sé. Dietro le spesse mura che difendevano sovrani angioini e aragonesi, in compagnia del piccione viaggiatore Pasqualino a mo’ di civetta Edvige e dei suoi nuovi amici Ciro, Biko e Luna, Gigi-Harry osserva la vita frenetica della città tra la piazza del Municipio, il porto, il centro storico, sognando nuove avventure e rivivendo a suo modo la Storia. Ma la realtà è assai più brutale della fantasia e i cattivi di oggi più perversi di quelli del passato. E Gigi non ha né poteri né bacchetta magica…

Ritornando ancora una volta a Napoli dopo il successo di Mosaico napoletano, Daniela Carelli lo fa, come sempre, con amore: per la cultura e la storia partenopea, per le strade ricche di meraviglie e per l’umanità che le popola, per le tradizioni (memorabile la sequenza in cui l’intera famiglia – nonni, cugini e zii compresi – prepara le bottiglie di conserva di pomodoro). Lo fa con l’amore di una napoletana trasferitasi volontariamente al Nord, eppure mai sazia del calore e dei colori della sua città; con la sua sensibilità di cantante e vocal coach, che rende vive e vibranti le atmosfere grazie ai rumori, ai suoni, alle voci, alle risate, alla musica; con la sua passionalità verso la vita, che mai si concretizza in eccessi nonostante la durezza dei temi affrontati. Questo è un libro sempre misurato, la cui cifra stilistica è la delicatezza; un romanzo che parla di camorra, devianza, discriminazione con il tocco leggero di una piuma. È, in un certo senso, un romanzo ‘controcorrente’, che per farsi leggere non mette in piazza drammi ed emozioni, ma li racconta con lievità.

Conquista i lettori anche così, Daniela Carelli: li contagia con la passione per la bellezza e la ‘sacralità’ di una città ricca come poche di arte e di storia; li fa tornare ragazzi con le incursioni nel mondo potteriano; gli strappa lacrime e sorrisi attraverso le schermaglie familiari, paravento di un amore troppo profondo per poter essere espresso senza imbarazzarsi un po’. E all’amore si affaccia, ancora timidamente, il giovane Gigi, ma anche Elias – che quell’amore, però, non può, così crede, permetterselo. C’è tanto da scoprire, nel romanzo di Daniela Carelli. Quel che appare sin dall’inizio è che sarà un libro che ci coinvolgerà.

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