Amore inquieto

Amore inquieto

Amore inquieto
Nadia Tarantini
“I Leggendari” n° 22, Iacobelli Editore, 2019
Pagg. 144, € 12

“Lo so anch’io, sono stati i quattro mesi più belli della nostra vita. Tu a casa mia, arresa alle mie cure; e ogni fatica ricompensata.”

Questa è una storia d’amore tra due donne. Una più giovane, l’altra più grande; anzi, sul finire della sua vita. Si amano tantissimo, ma non riescono mai a dirselo davvero. Sì, perché sono una madre e una figlia.

È inquieto, come il titolo del libro, l’amore di Eleonora per sua madre Bruna. Sin da bambina, Eleonora lo aspetta e lo cerca spasmodicamente, sentendolo a portata di mano eppure inafferrabile. Ed è inquieta anche Bruna, da sempre: giovane sposa di un uomo amatissimo perso prematuramente, poi di un compagno più maturo, mamma di tre figli, non rinuncia mai alla sua vera essenza: che è quella di una donna forte, vivace, trasgressiva, moderna, solare, a volte dura come lo è stata sua madre, spesso tormentata; qualche volta consapevole vittima, altre inconsapevole carnefice. Davanti a una madre così, bella più di tutte le amiche, allegra quando la vita non permette di esserlo, protagonista anche quando sta per uscire di scena dopo aver lottato con un male che la consuma, ma non le fa perdere la voglia di ‘esserci’, cosa può fare una figlia, se non sentirsi perennemente inadeguata?

Finché non arriva l’occasione di ribaltare i ruoli: ed Eleonora, da figlia richiedente, si trasforma in ‘genitore’ accudente. Senza sentirne il peso, ma con la gioia di riuscire a trasformare le sofferenze e le incomprensioni del passato in forza creatrice di nuovi legami, che saranno la base per perdonare, per perdonarsi e per ricordare. E, naturalmente, per amare; non più in maniera inquieta ma pacificata, perché attraverso la parola scritta (i diari di Bruna, che serviranno alla figlia per conoscere il passato della madre, la storia dei genitori e della famiglia; e il racconto stesso della vita, che diviene libro) tutto appare più distante e oggettivo, quindi più chiaro e comprensibile. E gli errori, compiuti a volte per il troppo amore, prendono una forma diversa, trasformandosi da segni profondi che hanno inciso il passato in lievi debolezze di persone che hanno fatto del loro meglio, a volte senza riuscirci, per offrirsi le une alle altre nella propria, nuda, verità.

Nadia Tarantini, giornalista, scrittrice e critica letteraria, redattrice della rivista indipendente Leggendaria, già saggista e da un paio d’anni narratrice, in questo piccolo libro racconta senza veli la ‘storia d’amore’ di una madre e di una figlia, senza infingimenti né concessioni al buonismo, puntando il faro sulla realtà dei fatti accaduti – e rievocati in un flusso di coscienza senza ordine, che alterna dialoghi, pensieri e ricordi vicini e lontani. Così, il particolare si trasforma in universale, permettendo l’identificazione del lettore. E la sua riflessione su cosa sia veramente importante in un legame materno, in una famiglia, in una vita.

“Certo, ci siamo amate, noi due…
Ssst! Non lo dire!
Perché, mamma, non lo devo dire?
Non lo dire a nessuno. È un segreto.”

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