Una vita di Italo Svevo

Una vita

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Una vita

di Italo Svevo

I classici sono moderni. All’inizio di Una vita, il primo romanzo di Italo Svevo, pubblicato nel 1892, ci ritroviamo negli uffici di una banca. La competizione è viva (lo sarà, in modi diversi, per tutto il romanzo), gli impiegati lavorano senza orari, i sindacati si affacciano ogni tanto senza con questo cambiare la situazione, il burn out è sempre alle porte. Alfonso Nitti, giovane figlio di famiglia trasferitosi dalla campagna a Trieste per lavorare nella Banca Maller, sbriga la corrispondenza con impegno ma con noia e scrive alla madre che, se lei lo vorrà, potrà liberarlo dai suoi affanni: “Con una sola parola tu puoi annullarli. Dilla e in poche ore sono da te”.

Ma la parola sperata non arriva, ed ecco che veniamo introdotti alla vita di Alfonso, che, dopo il lavoro, rincasa da pensionante nell’umile dimora della famiglia Lanucci, accolto come un figlio. Qui, tra i silenzi di Lucia, la giovinetta di casa che sembra essere per lui un partito papabile, ma non viene mai considerata dal ragazzo come tale, nella modesta stanza a lui riservata, Alfonso si dedica alle sue passioni letterarie. Sarà proprio l’amore per la cultura a spingere Annetta, la bella figlia del signor Maller, ad ammetterlo nella sua cerchia di conversatori del mercoledì e addirittura a proporgli di iniziare un progetto di scrittura con lui.

Il seguito lo si può, almeno fino a un certo punto, immaginare: Alfonso, ora, può smettere di seguire le signore per strada e può rivolgere il suo interesse per il mondo femminile verso una creatura reale. Non anticipiamo cosa succederà (a spoilerare tutta la trama pensa già Wikipedia), ma possiamo dire che non ci sarà un lieto fine.

Con questo romanzo d’esordio, intitolato inizialmente Un inetto, rifiutato dall’editore Treves e pubblicato a pagamento da Vram, Italo Svevo anticipa le tematiche del genere letterario che, di lì a poco, si chiamerà “romanzo psicologico” e che egli stesso, insieme a Luigi Pirandello, contribuisce, in Italia, a fondare. Di Alfonso Nitti conosciamo, dal narratore, tutti i pensieri; e spesso vorremmo dargli un consiglio – tenta di farlo la sua compaesana Francesca, invano – ma non possiamo. Così, il senso di frustrazione che Alfonso ricava dai suoi errori si trasferisce al lettore, che si chiede perché un giovanotto che sta costruendo, e ci riesce, la sua fortuna poi debba, per un nonnulla, rovinare sempre tutto.

Forse il titolo iniziale scelto da Svevo sarebbe stato appropriato; ma Alfonso Nitti, più che un inetto, è un analfabeta emotivo. Capace di pensieri profondi, di ragionamenti machiavellici, di voli pindarici letterari, persino di astuzia; nobile d’animo e insieme a volte gretto, Alfonso è un personaggio affascinante e complesso, inetto solo dal punto di vista relazionale. Manca di intelligenza emotiva, e rivolge questa sua ignoranza verso se stesso.

I temi del romanzo sono ottocenteschi (la modernità è soprattutto nelle dinamiche lavorative), la trama ha qualche tratto del romance, la durata della narrazione è impegnativa; nel complesso Una vita non è un romanzo ‘leggero’; però è avvincente, perché ciascuno di noi può immedesimarsi nei pensieri (e, purtroppo, a volte nelle azioni) di Alfonso.

Alla banca, passando il corridoio per recarsi alla sua stanza, Alfonso provò la stessa acuta sensazione di malessere del giorno innanzi. Non incontrò nessuno che gli dispiacesse, ma fu lieto quando si trovò nella sua stanzuccia. Si stava molto male là dove si poteva trovarsi d’improvviso a faccia a faccia con Maller.

Alchieri lo salutò col suo modo brusco e sempre scherzoso. Gli raccontò che aveva letto il copialettere e che s’era meravigliato del grande numero di sue lettere che ci aveva trovate.
– Bada di non lavorare troppo perché danneggeresti gli altri!

Quest’osservazione soddisfece Alfonso. Se Alchieri s’era accorto della quantità enorme di lavoro da lui fatto, tanto piú facilmente se ne sarebbe avvisto Maller che ad ogni lettera doveva apporre la firma. (dal cap. XVIII)

Italo Svevo, Una vita, Simplicissimus Book Farm, 2011 (ed. originale Vram, Trieste,1892).

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