Solo il budino ascolta i miei sospiri

Solo il budino ascolta i miei sospiri - Erma Bombeck

Solo il budino ascolta i miei sospiri
Erma Bombeck
Longanesi, 1981 (ed. originale 1967)
Pagg. 234.

Chi pensa che la chick lit inizi con Bridget Jones non ha mai letto Erma Bombeck. Portabandiera del femminismo per le casalinghe americane degli anni Sessanta, oggi questo testo (se riuscite a scovarlo in qualche libreria, in una bancarella di remainders, in biblioteca o in una edizione anglosassone: il titolo inglese è At Wit’s End, l’equivalente di “Siamo alla frutta”) vi può insegnare molte cose sulle donne e sulla letteratura al femminile. Con uno stile, per giunta, che non ha nulla da invidiare a Helen Fielding, Sophie Kinsella, Federica Bosco.
Nel libro, Erma Bombeck racconta se stessa: una “casalinga disperata” alle prese con tre figli irrequieti, un marito fanatico del bricolage e i problemi di tutti i giorni: l’impianto idraulico in panne, i conti da pagare, le riunioni di beneficenza a cui presenziare. Senza arrendersi mai, Erma cavalca la vita con piglio allegro e uno straordinario senso dell’umorismo, sorridendo per prima delle sue disavventure quotidiane.
Quando fu pubblicato negli Stati Uniti, nel 1967, At Wit’s End dette voce finalmente alla donna comune tutta casa e famiglia (la Bombeck stessa aveva lasciato una promettente carriera di giornalista per dedicarsi al marito e ai figli), che però – mettendo in discussione il mito della casalinga americana – rivendicava la sua autonomia: per la prima volta, si diceva al mondo che la vita domestica non è tutta rose e fiori, e che può anche capitare che un giorno una si svegli la mattina e scriva nel biglietto per il lattaio: “AIUTO! Sono prigioniera di un’idiota armato di chiave inglese in una casa dove manca l’acqua corrente da tre giorni. Come faccio a liberarmi?” Dalla sua ‘casalinghitudine, Erma Bombeck si liberava attraverso la scrittura, senza mai dimenticare però l’impegno ‘femminista’. In attesa che qualche casa editrice illuminata si decida a ripubblicarla anche in Italia, un assaggio delle sue parole. E poi ditemi che non è chick lit.

Diario di una dieta del lunedì

Ore 8: Eccoci qua. Operazione dieci chili. Ho telefonato a Laura e le ho raccontato che cosa ho mangiato a colazione […]
Ore 16: C’è un articolo su Calorie (la rivista per la gente abituata infilarsi in bocca qualunque oggetto commestibile nel raggio di alcuni chilometri) in cui si suggeriscono decine di fantastici menù per persone che devono stare attente alla linea. […] Stasera per cena avremo carne magra, piselli freschi e un cestino pieno di fette biscottate e frutta.
Ore 16.30: Ha telefonato mio marito per dire che farà tardi per cena. I piselli freschi avevano un’aria un po’ squallida e così ho aggiunto qualche fungo fritto e un po’ di panna liquida. Dopo tutto, chi ha detto che i bambini debbano soffrire solo perché hanno una mamma volitiva? […]
Ore 17: beh, forse quella stupida frutta nella fruttiera potrebbe andar bene per Robinson Crusoe ma a me piace solo sopra una bella crostata. Tra 50 minuti esatti sarà pronta, con un bello strato di crema sopra. Chi crede di essere, mio marito? Paul Newman? […] Ho aggiunto alla cena due contorni e una grossa pizza capricciosa. Quella stronza di Laura ha avuto il coraggio di telefonarmi per chiedermi se può avere anche la camicetta del tailleur grigio. Ho detto ai bambini di dirle che non potevo andare al telefono. Stavo ascoltando i dischi della Dieta lampo.
Ore 18.30: è arrivato mio marito. Gli sono andati incontro sulla porta e gliene ho dette quattro. Se non fosse per quella sua abitudine di voler mangiare, quando torno dall’ufficio, potrei essere ancora la silfide che ha sposato alcuni anni fa. Ha avuto il coraggio di far finta di non sapere di cosa stessi parlando.

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