Resta con me

Resta con me - Elizabeth Strout

Resta con me
Elizabeth Strout
Fazi, 2010
Pagg. 372, € 18.50
ISBN 978-88-6411-124-7

Nella tranquilla cittadina di West Annett, nel Maine, la vita potrebbe scorrere in maniera bucolica, e i suoi abitanti dedicarsi soltanto a passeggiate in campagna, pattinate sul ghiaccio e visite di cortesia tra vicini, con l’immancabile torta di mirtilli. Soprattutto quando, a mantenere unita la comunità, c’è un uomo eccezionale come il reverendo Tyler Caskey: mite, paziente, sempre cortese e pronto a tendere la mano a chiunque, secondo il principio, trasmessogli da suo padre, di “pensare sempre prima al prossimo”. Ma la quieta provincia americana non è mai quel che sembra, e basta scavare (neanche troppo in profondità) sotto la patina di perbenismo per scoprirne i lati oscuri.
Non sono solo i mirtilli, contaminati dai sottoprodotti industriali, a non essere più quelli di una volta; a West Annett molte anime sono inquiete, inclusa quella del pastore che dovrebbe salvarle.
Duramente provato dalla prematura scomparsa della moglie (troppo bella e vanitosa per piacere alla comunità, ma anche per adattarsi alla vita casalinga legata al suo ruolo), il reverendo Caskey cerca di andare avanti come meglio può, sorretto dalla fede e dall’affetto dei suoi parrocchiani, oltre che da quello delle piccole figlie Katherine e Jeannie. Sarà proprio una delle sue bambine, però, a incrinare il delicato equilibrio che lo tiene in piedi faticosamente. E che non sarà facile ripristinare.
Con il linguaggio suggestivo e la straordinaria descrizione degli ambienti che l’hanno resa scrittrice pluripremiata – finalista nel 2000 all’Orange Prize con Amy e Isabelle, vincitrice del premio Pulitzer nel 2009 con Olive Kitteridge – Elizabeth Strout, in questa sua seconda prova narrativa, ci offre uno spaccato della società americana di provincia negli anni della guerra fredda e della corsa agli armamenti nucleari, vicende però vissute come un’eco lontana del mondo. È a West Annett che, per i protagonisti del libro, avviene tutto ciò che conta: nel loro piccolo mondo ogni accadimento diventa un evento e l’unica arma – potente a volte come una deflagrazione nucleare – è il pettegolezzo.
Ma l’umanità, pur debole e traviata, imperfetta e peccatrice (senza eccezioni: dallo stigma del male non si salvano nemmeno le creature più giovani, più timide, più pure), è capace di pentimento e può quindi salvarsi. È questo il messaggio che vuole darci Elizabeth Strout: in un mondo in cui è facile sbagliare, se solo lo vogliamo c’è sempre qualcuno pronto a tenderci la mano e a farci riscoprire l’amore per gli altri, ma in primo luogo per noi stessi.

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