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Recensione
Aiuto, Poirot!
di Agatha Christie (#3)
Nel 1923, Agatha Christie non era ancora la scrittrice di romanzi più venduta di sempre, ma aveva già dato alle stampe, con editori statunitensi e inglesi, i suoi primi due libri: Poirot a Styles Court e Avversario segreto. Ed era stato quest’ultimo, grazie alla trama avventurosa e all’originalità dei protagonisti Tommy e Tuppence, ad aver ottenuto il maggior successo di pubblico e di critica. La scrittrice, tuttavia – e dobbiamo ringraziarla di questa felice intuizione – decise di riproporre, nel suo terzo giallo, il personaggio di Hercule Poirot. Che nelle indagini a Styles era stato un po’ sopra le righe; occorreva quindi ripresentarlo in una veste molto meno caricaturale.
È infatti serio, Poirot, quando, dopo aver aperto una lettera che lo convoca al più presto possibile in Francia perché “il pericolo è imminente”, fa in fretta i bagagli e sale prima sul treno per Dover, poi sul piroscafo per Calais, accompagnato dall’amico Hastings. Che in questo romanzo ha un ruolo importante: non si limita a fare da ‘spalla’ o da contraltare ai ragionamenti di Poirot, ma partecipa attivamente alle indagini, narra la vicenda in prima persona e in più… s’innamora. Un po’ troppo in fretta e di più di una donzella, ma sarà proprio la sua disposizione d’animo romantica a creare situazioni a volte determinanti, se non risolutive.
L’arrivo di Poirot a villa Geneviève, a Merlinville-sur-Mer, non riesce purtroppo a impedire che un delitto abbia luogo; ma, per mantenere fede all’impegno già preso rispondendo all’appello del signor Paul Renauld, l’investigatore belga decide di condurre ugualmente le indagini. Se la dovrà vedere con il giovane funzionario della Sûreté francese Giraud, convinto che i metodi investigativi moderni, basati su accurate ispezioni dei luoghi e deduzioni certe (finché non le si mette in discussione), siano i soli efficaci.
Il lettore, ancor prima che Poirot manifesti i suoi dubbi in proposito con sottile ironia, sa che non è così. E deve convincersene anche Hastings, il quale, pur pieno di ammirazione per le doti straordinarie di Hercule Poirot, a volte non riesce a ipotizzare altra soluzione che quella che, in quel momento, sembra la più scontata.
Non c’è nulla di scontato, invece, in questo mistery dall’intreccio complesso, in cui nessuno è quel che sembra o chi dice di essere; in cui persino l’arma del delitto ha un’identità definita e insieme incerta; in cui buoni e cattivi si mescolano senza che sia possibile accorgersene. Anche il genere del giallo classico subisce qualche contaminazione, grazie a frequenti incursioni nel romanzo d’avventura, forse perché la Christie aveva da poco appurato che ai suoi lettori risultava gradito.
Non ci sono inseguimenti o trame spionistiche, ma molti cadaveri e scene d’azione sì, e in una di queste persino Poirot, incredibilmente, si arrampica con agilità su un albero e salta in una finestra. Le doti che ne fanno un grande ed eterno personaggio sono, però, quelle logico-deduttive; ed è grazie al lavoro delle sue cellule grigie (che terrà ben segreto fino all’ultimo, pur rivelando nei capitoli finali alcuni snodi della trama) che l’investigatore belga riesce a individuare il colpevole.
Cosa non facile, perché, in Auto, Poirot!, il ruolo di assassino sembra poter essere rivestito da un bel po’ di persone. Per arrivare alla soluzione Poirot viaggia: prende treni e navi, va avanti e indietro da Londra; ascolta conversazioni casuali, prende informazioni mirate. Non spiega nulla ad Hastings, ma lo stimola a ragionare con la sua testa. Ed è quello che, per la Christie, dovremmo fare noi lettori: lei, come sempre, con fairplay ci fornisce gli indizi; noi, come sempre, intuiamo qualche dettaglio, ma alla soluzione completa non arriviamo.
È Julian Symons – autore del “Ritratto di Agatha Christie”che apre Aiuto, Poirot! e dell’“Introduzione” – a farci riflettere, nella “Postfazione”, sugli indizi disseminati con cura dall’autrice. Incluse le “domande cui non viene data risposta, domande poste con tale abilità che spesso non riusciamo nemmeno a renderci conto che sono state poste, che la maga Christie crea i suoi giochi di prestigio”.
Aiuto, Poirot!, Agatha Christie, “Oscar Gialli”, Mondadori, 1979 (ed. originale Dodd, Mead & Company, Inc.,1923)

