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Recensione
La morte nel villaggio | The murder at the Vicarage
di Agatha Christie
Che capolavoro, questa prima apparizione di Miss Marple, sin dal suo incipit! The murder at the Vicarage, edito per la prima volta nel 1930 da Dodd, Mead & Co. e pubblicato in Italia nella collana “I libri Gialli” di Mondadori quattro anni più tardi, si apre con una serie di dialoghi scoppiettanti, più da commedia brillante che da poliziesco.
Il narratore, il vicario Leonard Clement, ci introduce alla sua realtà domestica con garbo e ironia; e, tra una battuta sul bollito (“parecchio legnoso, sia detto tra parentesi”) e una, poco consona all’abito, su come sarebbe opportuno eliminare quel puntiglioso colonnello Protheroe, ci porta nel vivo dell’atmosfera della canonica. Dove la bella e giovane Griselda, che quasi per uno scherzo del destino ha sposato il vicario, ha ormai rinunciato a istruire sulle virtù domestiche la perpetua Mary.
Siamo a St. Mary Mead, un villaggetto inglese dove non accade, almeno in apparenza, mai nulla. In realtà, il fuoco cova sotto la cenere più spesso di quanto non si penserebbe, a giudicare dai pettegolezzi delle comari del posto, tra cui la signorina Marple. “Perlomeno non le manca un certo senso di umorismo”, ci spiega Leonard per introdurcela.
L’umorismo, di certo, non manca alla Christie, che ne fa il tratto distintivo di questa prima avventura di Jane Marple; la quale, sebbene abbia già risolto, con il suo acume, alcuni misteri locali, si trova ora a dare il suo (non richiesto) contributo per scoprire chi abbia assassinato, per giunta in un posto poco… canonico, il colonnello Protheroe. Già, proprio lui. Il punto è che sono in tanti a non sopportarlo: per Jane Marple, almeno sette persone potrebbero essere sospettate. Per quanto non abbia, in questo romanzo, un ruolo di vera protagonista, la simpatica vecchietta farà, naturalmente, da spalla alle indagini, condotte in maniera ufficiale dalla polizia locale e, in via ufficiosa, dal vicario stesso.
In mancanza di un Watson/ Hastings, le riflessioni che condurranno per mano il lettore, offrendogli spunti e indizi secondo il fair play del giallo classico, saranno scambiate tra i personaggi della canonica e la cara Miss Marple, alla quale nulla sfugge, anche perché abita proprio in prossimità dei luoghi cruciali degli eventi e possiede un binocolo per il birdwatching che, all’occorrenza, può essere molto utile in altre situazioni. Chi ha ucciso il burbero colonnello, fustigatore dei costumi morali altrui ma divorziato e con adolescente svampita a carico? Il lettore, nel corso del romanzo, guidato dai sapienti indizi si forma con certezza un’idea, che alla fine – e meno male! – si rivelerà sbagliata.
Agatha Christie non è più giovanissima quando firma La morte nel villaggio: Miss Marple nasce dieci anni dopo Hercule Poirot. Ha 40 anni, si è appena risposata con l’archeologo Max Mallowan, lo ha accompagnato nelle sue spedizioni in Medio Oriente e ha iniziato a scrivere opere teatrali: in quello stesso anno, Black Coffee debutta all’Embassy Theatre di Londra. Appena entrata negli “anta”, ha una vita ricca ed entusiasmante, che la porta a viaggiare. Si è detto che Miss Marple fosse il suo alter ego. Magari, se Agatha Christie fosse riamsta per tutta la vita in un piccolo villaggio come St Mary Mead, non avrebbe scritto misteri. Li avrebbe risolti.
Avevo appena finito di tagliare il lesso (parecchio filaccioso, a dire la verità), quando nel rimettermi a sedere osservai, con una disposizione di spirito poco in carattere col mio abito, che chiunque si fosse preso la briga di eliminare il colonnello Protheroe avrebbe reso un gran servigio all’umanità. Il mio giovane nipote, Dennis, non mancò di ribattere subito:
«Queste tue parole, caro zio Leo, saranno ricordate contro di te, il giorno in cui quel brav’uomo verrà trovato immerso nel proprio sangue. Mary po-trà fornire la testimonianza, non è vero, Mary? E descriverà anche il modo truce con il quale impugnavi il coltello.» Mary Hill, che considera il suo servizio presso di noi come un gradino per giungere più in alto, si contentò di mettere davanti al ragazzo un vassoio incrinato, mentre diceva con voce truculenta: «Verdura.»
La morte nel villaggio, Agatha Christie, “Oscar Gialli”, Oscar Mondadori, 1989 (ed. orig. Dodd, Mead & Company, Inc., 1930)

