Manuale Talentduck

Manuale Talentduck

Tempo di lettura: circa 6 minuti

Manuale Talentduck

di Irene La Rosa

Se pensi che il talento corrisponda alla cosa che sai fare meglio in assoluto, stai sbagliando tutto. A dirtelo è Irene La Rosa, ex attrice di teatro, social media strategist e ideatrice del Metodo I.R.E.N.E., con cui aiuta le persone a distinguersi nel caos digitale. È lei stessa una che si distingue, Irene: provate a leggere il suo profilo LinkedIn, dove si definisce, tra l’altro, Business Coach(ige), grazie alla sua idea di fondere “marketing, teatro e coaching in un mix esplosivo di creatività e strategia”.

Irene aiuta i brand, i professionisti e gli imprenditori a trovare una propria autentica e originale ‘voce’, che possa farli distinguere nel mare magnum delle offerte. Con questo Manuale TalentDuck, offerto gratuitamente ai suoi follower e a chiunque voglia conoscere meglio il suo metodo, vuole aiutare i lettori a trovare il proprio talento e, naturalmente, a utilizzarlo al meglio nel lavoro.

Ma perché Talentduck? Chi conosce e segue Irene La Rosa sa che, per essere in sintonia con lei, bisogna essere un po’ papareddi: paperottoli, insomma, e c’è un apposito test per scoprire in che percentuale si è ‘compatibili’. Sulla scia dei paperi, il progetto gamificato Talentduck inizia con un test, attraverso il quale, nella Missione 0, possiamo scoprire il nostro Profilo di Talento (Strutturatore Strategico, Traduttore di Visioni…) e comprendere in che modo generiamo valore in maniera naturale – qual è il nostro talento, appunto – e dove, invece, disperdiamo sforzi ed energie.

Un talento non è la cosa che sai fare meglio in assoluto. Non è la tua competenza principale. Non è quello che hai studiato. Non è quello che ti chiedono di fare più spesso. Non è nemmeno quello che gli altri ti riconoscono di più. Un talento è un modo naturale e ricorrente di pensare, sentire o comportarsi — qualcosa che fai quasi automaticamente, che ti riesce con una facilità relativa che non richiede lo stesso sforzo che richiede agli altri, e che – questa è la parte fondamentale – ti dà energia invece di toglierla.

Il talento, spiega La Rosa nel manuale, vive di un paradosso: più una cosa ci viene facile, meno le attribuiamo valore, poiché la diamo per scontata. È la cosiddetta “cecità del talento”: riteniamo che ciò che facciamo di straordinario sia, invece, del tutto ordinario. Trascuriamo, dunque, di puntare proprie sulle caratteristiche che ci differenziano e potrebbero portarci lontano, se non stessimo accanendoci in tutt’altra attività per la quale non siamo davvero portati/e. Quando il nostro talento finalmente ci appare, non è perché l’abbiamo ‘trovato’: è sempre stato con noi, l’abbiamo usato con naturalezza, e proprio per questo per lungo tempo l’abbiamo ignorato.

Essere consapevoli del proprio talento, però, non basta. Bisogna anche saperlo usare nel modo giusto. Che non è sfruttarlo in ogni situazione (iper-uso) o nasconderlo (sottoutilizzo); né servirsene nelle situazioni difficili (uso sopravvivenziale), e nemmeno farsene scudo per evitare di cambiare (trappola identitaria). Se ricadiamo in uno di questi quattro pattern, abbiamo ancora molta strada da fare. Irene La Rosa si offre di accompagnarci lungo il cammino, insieme a sei personaggi che hanno popolato i pomeriggi televisivi dei Millennials – Fantaghirò, Xena, Buffy, Rossana, The Mask e Tata Francesca – e che, nel libro, si fanno archetipi dei modi di vivere il talento.

Fantaghirò è un’Achiever, una Realizzatrice Orientata al Risultato. Per il bisogno di completare le cose lasciate in sospeso, torna da un sasso, rinunciando a un regno. Era davvero ciò che voleva? Se sei come lei, andrai sempre avanti, nonostante le difficoltà. Ma se la direzione non fosse quella giusta?

Quando Xena entra in una stanza, tutti capiscono che sarà lei a comandare, a prendere le decisioni, ad agire. Non lo farà con empatia: è in grado di raggiungere obiettivi, non di creare connessioni. Se ti senti come Xena, non hai bisogno del consenso degli altri per andare dritta/o per la tua strada. Ma può arrivare un momento in cui potresti rimpiangere di non aver costruito una rete di relazioni che ti sostenga, invece di temerti.

Tata Francesca, al contrario, in ogni casa in cui va vede ‘persone’. Intuisce i non detti, individua i bisogni, li soddisfa. Risolve i problemi, crea armonia, riconcilia la famiglia. Forse lo fa per non guardare dentro di sé. Quando va via, si sente sola: nessuno ha pensato di occuparsi di lei, mentre lei si occupava degli altri. Sei abile a creare legami, comprendi gli altri prima ancora che parlino? Il rischio è la codipendenza, e non riconoscere i tuoi bisogni.

Stanley Ipkiss desidera essere visto. Ma è solo quando indossa una maschera che la gente si accorge della sua prepotente presenza. Se sapesse usare il suo talento – la Comunicazione – non ci sarebbe bisogno di tanto caos. Conosci le parole e il tono giusto e le persone ti ascoltano. Il problema sorge quando comunichi troppo. Silenzio o rumore? Il talento dovrebbe esprimersi nell’equilibrio.

La 12enne Sana ha il talento della Positività: grazie al suo entusiasmo, tutto diventa possibile. Se sei come lei, gli altri ti cercano nei momenti difficili: sanno che riuscirai a dar loro una mano, perché per te ogni ostacolo è solo un gradino verso la soluzione. Non sarà un po’ troppa l’energia che spendi per gli altri, mentre la tua si esaurisce?

Buffy l’Ammazzavampiri ha un sesto senso che le fa intuire cosa provano gli altri. È il talento dell’Empatia, che, senza alcun giudizio, le permette di entrare in contatto con i sentimenti e le sensazioni di chi le è intorno. Gestire l’empatia può essere faticoso, quando si diventa il radar di ogni emozione: un’empatia senza i giusti confini fa più male (a se stessi) che bene. Ti senti sempre responsabile degli altri? Dovresti usare il tuo talento come leadership, aiutandoli a essere indipendenti. Senza offrire (e soffrire) troppo.

Il Manuale Talentduck ci spiega tutto questo, con una profondità psicologica inusuale in un ebook gratuito nato come iniziativa di marketing. Ha un ‘sequel’: una piattaforma “di crescita personale gamificata” dove, in un universo parallelo fatto di paperottoli, si affrontano in maniera giocosa temi molto seri, come il modo giusto per non sprecare il proprio valore. Prima, però, bisogna fare il test. Che sia quello del visionario o del pianificatore, il nostro talento, una volta portato alla luce, ci condurrà lontano.

Manuale Talentduck, Irene La Rosa, 2026, pp. 103

TI POTREBBE PIACERE ANCHE: MANUALE PRATICO DI COUNSELING SISTEMICO-RELAZIONALE.

Torna in alto