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La mostra | Il catalogo
La mostra
Warhol vs Banksy Passaggio a Napoli
Uno era nato a Pittsburg, in Pennsilvanya, alla fine degli anni Venti, e aveva mostrato e ritratto il suo volto, con ogni mezzo, per tutta la vita, rendendolo un’icona al pari delle sue popolarissime opere d’arte. L’altro dipinge murales di nascosto a capo incappucciato e della sua identità non ha mai voluto svelare nulla, anche se le sue opere vengono esposte – oltre che sui muri di Bristol, Londra e altre città – in mostre internazionali, in cui l’artista non comparirà mai.
Andy Warhol, il mito onnipresente della pop art, e Banksy, l’eroe anonimo della street art, convivono oggi insieme, sfidando il tempo e lo spazio, in una mostra imperdibile: “Warhol vs Banksy Passaggio a Napoli” (Villa Pignatelli, fino al 2 giugno 2026). Perché, tra le tante cose che li accomunano, c’è proprio l’aver subito il fascino della città più spontaneamente artistica d’Italia, che ha scelto una delle sue sedi più ‘classiche’ – la storica dimora appartenuta prima ai nobili Acton, poi ai banchieri Rothschild e infine ai principi Pignatelli d’Aragona Cortés – per rendere omaggio ai due profeti dell’arte iconica e sovversiva.

Dal Vesuvius alla Regina Vittoria
Così, entrando nel parco che circonda la villa neoclassica e attraversando la soglia colonnata che porta all’interno di una delle più splendide dimore nobiliari dell’Ottocento, salendo al primo piano, oggi Casa della Fotografia (nelle magnifiche stanze al piano terra ci soffermeremo poi), ci accoglie l’immagine del Vesuvio. Infuocata di rosso, è una delle 18 tele che Andy Warhol concepì nel 1985, quando, su invito del gallerista Lucio Amelio, espose le sue tante versioni del vulcano nella mostra “Vesuvius by Warhol” al Museo di Capodimonte.
Se il rosso, per il re della pop art, è il colore/ calore dell’eruzione lavica, ma anche dell’energia, e il tono dominante dei suoi Red Lenin e Mao (affiancati nella mostra), del Toro Seduto e delle sue Campbell’s Soup (un piatto che Warhol consumò ogni giorno per vent’anni, e che iniziò a esporre nel 1962, ispirandosi al Ready-Made di Duchamp), Banksy usa il rosso per sottolineare i dettagli, ma anche per scioccare, attraverso l’immagine della regina Vittoria, accomodata con ben poca pruderie sul viso di una giovane, lo sguardo severo verso l’osservatore.

Il Flower Thrower mostra Banksy, che non vedremo mai
È in bianco e nero che Banksy ritrae i soggetti senza identità dei suoi quadri, che simboleggiano l’artista senza volto (anche se qualcuno sostiene di averlo fotografato) e stigmatizzano la società dei consumi attraverso rappresentazioni, anch’esse iconiche, di carrelli dei supermercati ‘preda’ di ominidi a caccia di cibo e di lattine seriali di crema di pomodoro Tesco, che campeggiano in mezzo alle scatole giganti di Campbell’s Soup di Warhol.

Per Warhol, il bianco e nero sono le marce non violente per i diritti civili e il dramma degli incidenti mortali: la Race Riot del 1964 e il Car Crash esposti alla mostra. Per Banksy, il chiaroscuro dell’uomo mascherato, che invece di molotov lancia fiori: è il celebre Flower Thrower, o Love is in the Air – dal titolo del disco di Paul Young del 1977 – comparso per la prima volta come stencil a Betlemme nel 2003, vicino al muro che separa gli israeliani dai palestinesi. Il Banksy che dal vivo non vedremo mai ci incita alla pace, attraverso una bellissima opera tripartita in contrastanti cornici dorate.

Dal giallo oro al giallo della banana più famosa al mondo: quella che Warhol disegnò per la copertina dell’LP dei Velvet Underground & Nico (1967) e che, nella mostra, è affiancata al Pulp Fiction di Banksy (2004): i personaggi di Vincent Vega e Jules Winnfield, riprodotti in stile stencil in bianco e nero, invece delle pistole puntano banane di chiara ispirazione pop, trasformando la violenza in un gesto innocuo.

L’arte come denuncia: shock, ‘non-divertimento’
«I crimini più grandi del mondo non sono commessi da chi infrange le regole, ma da chi le segue.»
È in rosa shocking, invece, la Electric Chair della serie “Death and Disaster” (1963–1971) di Warhol, che inquieta con il suo tentativo di anestetizzare, e insieme di sottolineare, l’orrore della pena capitale data, per giunta in forma di ‘spettacolo’, con l’elettroshock. Attraverso l’ironia dissacrante, l’Arte svolge uno dei suoi compiti più significativi: non solo intrattenere, stupire, abbellire ma anche denunciare (guerre, multinazionali, violazioni dei diritti, scelte politiche) e mostrare alternative.

Ed è così che nasce Dismaland: il progetto artistico temporaneo anti-Disneyland dove “È vietato introdurre all’interno del parco: bombolette, pennarelli, coltelli e rappresentanti legali della Walt Disney Corporation”, come recita la sua brochure. Tra il 21 agosto e il 27 settembre 2015, Banksy sceglie la località balneare di Weston-Super-Mare, nel Somerset, per creare – nel lido Tropicana, dove si dice andasse in vacanza con la famiglia – un parco del non-divertimento sui generis, “non adatto ai bambini”. Quando l’installazione cessa di essere un’opera d’arte, i materiali vengono riutilizzati per costruire un villaggio per rifugiati a Calais.
Dai Tenners “Banksy of England” al dollaro, il denaro come oggetto di culto
Altra celebre trasformazione dell’artista di Bristol, i Di-faced Tenners (2004): banconote da 10 sterline inglesi in cui il volto della regina Elisabetta II diventa, per mano di Banksy, quello di Lady Diana: e la Bank of England è una generosa “Banksy of England”, che distribuisce valuta d’artista alla folla durante il Carnevale di Notting Hill. Le banconote vengono poi usate come inviti per la mostra Santa’s Ghetto dell’associazione Pictures on Walls, e Banksy ne mette in vendita un foglio intero di 50.
Nel 2007, la casa d’aste Bonhams batte una sola banconota al prezzo di 24.000 sterline; al Reading Festival, vengono invece lanciate oltre le transenne, agli spettatori. E, nel 2019, i Tenners sono la prima opera di Banksy a entrare nella collezione privata del British Museum di Londra.

Già Warhol comunque, aveva mostrato che il denaro può avere un valore diverso a seconda della firma che porta. “Comprare è molto più americano di pensare, e io sono molto americano”, aveva scritto. “Gli americani non sono così interessati a vendere, preferiscono buttare via. Quello che amano veramente è comprare: gente, denaro, paesi.” E il dollaro, simbolo del potere (non solo d’acquisto) statunitense, diventa opera d’arte grazie alla sua firma: ora 1 dollaro può valere migliaia di dollari.
Quando il re della pop art firma le icone del pop
La mano dell’artista rende iconiche anche le riviste (Warhol immortala Grace Jones, John Travolta, Liza Minnelli e altri vip sulla copertina di “Interview”) e i dischi: nel 2006 Banksy compra personalmente 500 copie, in 42 negozi di dischi del Regno Unito, del primo cd di Paris Hilton, cui aveva rifiutato un ritratto “da ereditiera”, e ne sostituisce il libretto interno e la foto con una parodia (il muso del suo chihuahua) e frasi di sua invenzione, come “A cosa servo?” Riposiziona poi i cd nei negozi, dove vengono acquistati; nessuno li riporta indietro, e oggi si vendono a 750 sterline su Ebay.
«Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti.» Andy Warhol
«Ognuno nella vita avrà 15 minuti di anonimato.» Banksy


«La mia arte fa sembrare inutile andare a teatro.» Banksy
In una mostra su Warhol non può mancare la sua Marilyn Monroe, in una versione non autentica, ma ‘autenticata’ dall’artista. Nel 1970, la stamperia newyorkese Sunday B. Morning decide di ristampare per l’Europa, contro il parere di Warhol, la serie Marilyn, con un timbro sul retro: “Published by Sunday B. Morning” e “Fill in your own signature” (“Apponi la tua firma”). E Warhol, con ironia, appone la sua firma, scrivendo sul retro delle opere “This is not by me, Andy Warhol” (“Non l’ho fatta io, Andy Warhol”).
Banksy a Napoli: la Madonna con la pistola, l’Estasi di Santa Teresa
Allo stesso modo, in una mostra a Napoli su Banksy, non può mancare un riferimento alle due opere che ha lasciato nel centro storico della città: la “Madonna con la pistola” in piazza Gerolomini e “L’Estasi di Santa Teresa” in via Benedetto Croce.
Già segnalate nel 2006 sul “Corriere del Mezzogiorno” nella “mappa del writing a Napoli”, per la rubrica “Le Mappe della Metropoli” a cura di Diego Lama e Mirella Armiero, le opere sono state attribuite a Banksy solo nel 2015, dalla studiosa Federica Belmonte, in un articolo per il Magazine di Treccani. Unici due murales di Banksy in Italia, si ispirano l’una alla scultura della Sant’Agnese sul rogo di Ercole Ferrata, nella chiesa di Sant’Agnese in Agone; l’altra alla scultura della Beata Ludovica Albertoni di Gian Lorenzo Bernini.
La mostra “Warhol vs Banksy – Passaggio a Napoli” è tutto questo, e molto altro. I tre rari Black Books di Banksy (2001-2004): Banging Your Head Against a Brick Wall, Existencilism, Cut It Out, con immagini, testi, aforismi e poesie dell’artista. Il 129 Die in Jet di Warhol, riproduzione fedele della prima pagina del “New York Mirror” del 4 giugno 1962, che documenta il disastro aereo in cui morirono 129 persone. La cartolina “Peckham Rock” di Banksy, commissionata dal British Museum in occasione della mostra sulla storia della sovversione nel 2018 e subito esaurita.

Sovversione pura, le incursioni museali di Banksy tra il 2004 e il 2005, che lo vedono (letteralmente, attraverso le telecamere di sicurezza) appendere i suoi quadri nei luoghi più canonici dell’arte.
A Parigi, un ritratto della Monna Lisa con uno smile al posto del volto compare al Louvre. A New York vengono ‘colpiti’ il MoMA (con una lattina di Campbell Soup diventata zuppa Tesco), il Metropolitan Museum (un uomo scarafaggio porta missili in braccio), il Brooklyn Museum (un condottiero settecentesco impugna una bomboletta spray tra graffiti pacifisti) e l’American Museum of Natural History (in una ‘pittura rupestre’, lo scheletro di un uomo spinge un carrello della spesa). A Londra, la Tate Gallery e il British Museum.
«I graffiti sono gloriosamente illegali», dice Banksy: molti sono stati distrutti dalle autorità. I quadri, però, hanno la chance di poter resistere e renderanno le opere dell’artista di strada immortali, come quelle del suo ‘maestro’ ispiratore Andy Warhol.
Il catalogo

Sabina De Giorgi, Giuseppe Stagnitta, Warhol vs Banksy. Passaggio a Napoli / Passage to Naples. Confronto tra due superstar della comunicazione / Comparing two communication superstars, “Arte”, Gangemi Editore, 2026, pp. 216.
Informazioni
La mostra (22 gennaio – 2 giugno 2026), Patrocinata dal Ministero della Cultura e dal Comune di Napoli, prodotta e organizzata da Metamorfosi Eventi, è stata curata da Sabina de Gregori e Giuseppe Stagnitta. Il catalogo è edito da Gangemi Editore.
https://palazzorealedinapoli.org/evento/banksy-vs-warhol-passaggio-a-napoli/
https://palazzorealedinapoli.org/sedi/villa-pignatelli/casa-della-fotografia/
Image credits
Foto della mostra © Chiara Santoianni.
Immagine di Villa Pignatelli realizzata con Gemini.


