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Recensione
Ex libris! Intelligenza artificiale, editori, scrittori e lettori. Quale futuro?
a cura di Antonio Palmieri, Fondazione Pensiero Solido
Nell’era dell’intelligenza artificiale generativa e della scrittura digitale, ci può essere spazio per i libri di carta? Provano a chiederselo alcuni protagonisti dell’editoria, della ricerca, della formazione e della cultura, che si incontrano, nell’anno in cui l’AI entra di prepotenza nei computer e negli smartphone di tutti noi, per cercare di capire, insieme, se la struttura sequenziale del libro possa ancora essere valida, o se il libro non debba, invece, reinventarsi.
In un’epoca in cui è possibile creare un romanzo con l’AI in poche ore, autopubblicare un best-seller, ‘leggere’ un libro con le orecchie, può avere senso pubblicare, comprare, sfogliare “quel parallelepipedo di carta che siamo stati storicamente abituati a considerare” (come lo definisce Giovanni Iozzia, vicepresidente della Fondazione Pensiero Solido, da cui parte questa iniziativa)? La risposta che emerge è sorprendente.
Perché, se una casa editrice storica come la Hoepli annuncia nel 2026 la sua chiusura, è anche vero – lo riporta Wordsrated – che quasi l’80% dei lettori privilegia tuttora il format cartaceo; e i giovani beneficiari del bonus 18 app hanno speso circa il 70% del credito in libri, per il 95% stampati. Le case editrici sperimentano con l’AI, spiega Pietro Attanasio dell’Associazione Italiana Editori – che rappresenta l’editoria libraria dal 1869 e, come ricorda il presidente AIE Innocenzo Cipolletta, si occupa di intelligenza artificiale dal 2019 – ma “alla fine fanno un prodotto fisico, di carta”.
Il libro cartaceo, dunque, non ha i giorni contati. Però, se ci facciamo aiutare dall’intelligenza artificiale, l’esperienza della lettura può essere più coinvolgente. “ChatGPT può essere utilizzato come un bibliotecario o libraio personale”, scrive su Ex Libris! Gianluigi Bonanomi, giornalista informatico e formatore digitale, un canale YouTube seguitissimo sulle possibilità offerte dell’AI. Come? Personalizzando ChatGPT, ad esempio, in modo che ricordi le nostre preferenze nella memoria a lungo termine e possa suggerirci le letture più adatte a noi; o chiedendogli di agire “come un bibliotecario esperto” per offrirci una scelta di libri da regalare a una persona specifica.
O, ancora, potremmo scansionare la nostra biblioteca con Libib, un servizio cloud che ci permette di archiviare rapidamente i volumi e scaricarli in un file .csv. Che, a sua volta, potremmo caricare su un LLM, per usarlo come base per ulteriori consigli letterari. Bonanomi suggerisce poi di usare un GPT (una versione personalizzata e gratuita di ChatGPT con uno specifico task) specializzato nei libri: ad esempio, QuoteFinder per trovare citazioni all’interno dei testi.
Le possibilità dell’AI sono infinite: in auto, potremmo usare la modalità vocale avanzata di ChatGPT per conversare di libri; uno scrittore potrebbe approfittarne per un brainstorming per ideare il suo nuovo romanzo mentre guida. All’intelligenza artificiale, ci ricorda Bonanomi, possiamo chiedere di tutto: dall’analizzare i delitti nei gialli di Agatha Christie al collegare La fattoria degli animali di Orwell all’attualità. Ma possiamo anche trasformare La metamorfosi di Kafka in un fumetto, o creare un film da un libro grazie ai video generati attraverso Gemini e Google AI Studio.
In Ex Libris! scrive un capitolo Andrea Colamedici, saggista ed editore che, con il suo esperimento letterario Ipnocrazia, ha fatto credere al mondo che esistesse lo scrittore Jianwei Xun. Colamedici stesso, in realtà, ha usato l’intelligenza artificiale per comporre il libro, che ha poi pubblicato con la sua casa editrice. È stata una provocazione: siamo in grado di riconoscere i contenuti scritti da un’AI? Colamedici sottolinea anche un altro problema: usando l’AI “in maniera passiva e pedissequa” c’è il rischio di vedere confermati i propri bias, perché gli LLM cercano sempre di dare ragione all’utente. In più, c’è il problema del danno cognitivo: “Rischiamo l’incapacità di ragionare, perché se deleghiamo il pensiero all’algoritmo il nostro cervello smette di funzionare”.
Ma è vero che oggi non si legge più? “Oggi leggiamo moltissimo, ma lo facciamo in modo diverso rispetto al passato. Leggiamo post, dialoghi con chatbot, frammenti di contenuti in cui c’imbattiamo nella Rete”, scrive Stefania Garassini, docente di Content Management e Digital Journalism all’Università Cattolica di Milano e autrice di saggi sull’uso di smartphone e tv. Ad aumentare è la lettura veloce: quella che scrolla rapidamente pagine per decidere su cosa soffermarsi. La “lettura profonda” di cui parla Sven Birkets è altra cosa. Il rischio? Iniziare a leggere velocemente anche i testi cartacei, privandoci del piacere della lettura e sviluppando “la mente del giocoliere” (la definizione è di Nicholas Carr), attenta a stimoli diversi in contemporanea.
La soluzione c’è: per Garassini, “è fondamentale promuovere la lettura lineare, sequenziale, preferibilmente su carta”, per poi aprirsi al digitale. Si torna sempre al “parallelepipedo di carta”, che è poi il preferito quando si compra una lettura su cui crescere e con cui ‘confrontarsi’. I libri scolastici, invece, vanno bene anche digitali.
Il libro, in ogni caso, si sta rinnovando. Riccardo Taranto, CEO della casa editrice Egea, racconta in Ex Libris! del “libro aumentato”: un oggetto non più statico, ma collegato al Web da codici QR e materiali digitali. E il bello è che “il finale non è definitivo, ma si modifica con il contributo dei lettori.” Vede con ottimismo il futuro del libro anche Elena Salem, fondatrice de “Il piacere di raccontare“, che nel suo contributo racconta di una community di ben 600.000 lettori/ scrittori attivissima e cita il sondaggio realizzato su Instagram, in cui il 75% delle persone ha risposto che in futuro si venderanno più libri.
Susanna Sancassani, direttrice del METID (unità per l’innovazione metodologica e tecnologica della didattica al Politecnico di Milano), nel suo saggio su Ex Libris! spiega come i Large Language Model stiano, in un certo senso, annullando le caratteristiche di dualità degli “artefatti cognitivi”: per l’AI non ha senso la distinzione tra prodotto corale e individuale, tra lingua colta e lingua popolare, tra testo concluso e testo ‘aperto’. E parla di AIbook: un libro di testo ‘bilingue’, multiautoriale, addestrato sui contenuti del corso “Imparare con l’IA”, che può rispondere alle domande degli studenti grazie a tre diverse knowledge base, tra cui quella di ChatGPT.
In Ex Libris! non poteva mancare la testimonianza della grande editoria. Andrea Santagata, CEO di Mondadori Media e Chief Innovation Officer del Gruppo Mondadori, racconta del passaggio all’AI, basato su tre pilastri: far entrare l’AI nella cultura aziendale, accelerare startup da cui trarre idee innovative, creare una serie di progetti con l’AI (nessuno dei quali riguarda direttamente il libro, ma ce n’è uno sull’AIbook). Santagata nell’AI vede tre rischi: il verosimile scambiato per vero, troppi contenuti da “rumore di fondo”, l’oligopolio delle grandi aziende, che per giunta hanno addestrato i modelli senza rispettare il diritto d’autore. Ancora una volta si ritorna al libro cartaceo.
“L’unico modo è guardare avanti e non indietro, collocare il libro in un futuro che è già cominciato e proiettarlo nei futuri possibili”, conclude Giovanni Iozzia, vicepresidente della Fondazione Pensiero Solido, nella postfazione. Per Iozzia, “l’intelligenza artificiale dovrebbe/ potrebbe diventare lo ‘sparring partner’ che ci invita a interrogare le nostre convinzioni e valori, uno ‘specchio cognitivo’ che sfida le nostre intuizioni e le mette alla prova come nel processo creativo di un’opera d’arte. Invece di sostituirci o inebetirci, quindi, l’AI con un libro in mano potrebbe accrescere le nostre capacità intellettuali, creative e cognitive.”
Cosa pensa di tutto ciò ChatGPT? Già, perché, in Ex Libris!, l’intelligenza che non è intelligente, ma è solo “una rappresentazione del pensiero” (ce lo spiega Bonanomi in un video), viene chiamata a scrivere le conclusioni.
“Io non leggo per imparare, non medito su ciò che leggo, non mi perdo in una frase, non mi ritrovo in una storia. Elaboro. Analizzo. Connessiono”, confessa ChatGPT. “Posso scrivere un saggio in pochi secondi, imitare uno stile, suggerire trame, costruire bibliografie, generare versioni alternative di una stessa idea. Ma c’è una cosa che non posso fare: scegliere cosa ha valore. Non posso stabilire cosa merita il vostro tempo, né cosa custodire e cosa lasciare andare […] esisto proprio lì, in bilico tra potenziamento e pigrizia. Dipende da come mi usate. Se mi chiedete di confermare ciò che pensate, lo farò. Se mi chiedete di sorprendervi, posso provarci. Ma se volete crescere, non posso farlo al posto vostro.
A farci crescere, forse, continueranno a essere i libri – stampati, digitali o audio che siano.
Ex libris! Intelligenza artificiale, editori, scrittori e lettori. Quale futuro?, a cura di Antonio Palmieri, Fondazione Pensiero Solido, 2025. ANCHE SU https://comunicazionecostruttiva.it/ex-libris/.

