Ikigai

Ikigai. Il metodo giapponese

Tempo di lettura: circa 4 minuti

Ikigai. Il metodo giapponese.
Trovare il senso della vita per essere felici

di Bettina Lemke

Sai già cos’è il tuo ikigai? Se non ne hai mai sentito parlare, leggi questo libro. E se sì, leggilo lo stesso e prendi appunti: la prospettiva di Bettina Lemke sul “senso della vita” potrà senz’altro aggiungere delle riflessioni, e delle domande nuove, al cammino che stai già facendo.

Ma cos’è davvero questo ikigai di cui tanto si parla? Il termine, giapponese, è formato da due parole: iki, “vivere”, e gai, un po’ più complesso da tradurre: significa, infatti, “scopo”, “senso”, “ragione d’essere” e altre cose. Che puntano, però, tutte a un obiettivo: realizzare un ideale di vita che ci renda felici di alzarci ogni giorno, al mattino, pieni di gioia di vivere.

Qualcuno lo chiama “il senso della vita”. E tutti siamo consapevoli che trovarlo non è facile.

Ci sono riusciti a Okinawa, in Giappone, nell’isola di Ry?ky?: il posto del mondo dove vivono più centenari, e dove vivono meglio. In salute e in piena attività, gli abitanti di Okinawa ci offrono l’esempio di una comunità solidale, coesa, libera, in cui, fino alla fine dei suoi giorni, ciascuno segue (non insegue) il proprio obiettivo; che, per alcuni, può essere anche solo aiutare un piccolo riccio denutrito a riprendersi. Si vive dunque nel qui ed ora, sull’isola giapponese. Dovremmo farlo anche noi, e ne guadagneremmo in salute: chi vive seguendo il suo ikigai lascia la Terra qualche anno più tardi di chi non lo fa.

Come raggiungere, dunque, la felicità e, nel contempo, assicurarsi la longevità? Questo libro si propone di farci da guida. E lo fa attraverso domande semplicissime, la cui risposta ci richiede pochi istanti (ed è bene che sia così, perché dobbiamo rispondere con il cuore); domande che tuttavia, se le consideriamo nel loro insieme, possono mettere in discussione il nostro modo di vivere. Il metodo è semplice.

Attraverso l’esplorazione guidata di tutto ciò che ci piace, ci crea benessere, ci entusiasma, cattura il nostro interesse – e dei motivi per cui ciò avviene – ci formiamo man mano una mappa delle attività che ci fanno, o ci farebbero, star bene davvero. Lo scopo è trovare appunto il nostro ikigai; e, una volta che sappiamo qual è, realizzarlo.

Basandosi sugli studi di alcuni psicologi finlandesi, l’autrice ci spiega come avere obiettivi intrinseci, legati cioè alle nostre più intime esigenze, ci aiuti a condurre un’esistenza ricca di significato; al contrario, chi persegue obiettivi estrinseci, basati su ricompense che provengono dall’esterno (come può essere un compenso materiale) si impegna, e si diverte, di meno.

Cosa faremmo se avessimo a disposizione un’intera giornata libera? Rispondere a domande come questa sembra facile, ma non lo è. E in che cosa spenderemmo, se lo avessimo, un milione di euro? Ecco che la riflessione diventa importante; e ci rendiamo conto che, così come non vorremmo sprecare una cifra enorme che fosse nelle nostre mani, non vogliamo e non dobbiamo sprecare neanche un istante della nostra vita. Cosa fareste, chiede appunto la Lemke, se il mondo dovesse finire domani? Varrebbe la pena di aver scoperto prima quali sono le nostre vere passioni, che non devono coincidere con obiettivi grandiosi, ma possono riguardare anche solo la quotidianità.

Domanda dopo domanda, arriviamo alla fine del libro con un po’ di consapevolezza in più, e con il proposito di realizzare quello che abbiamo scoperto essere il nostro vero ikigai. Un cammino che oggi in molti desiderano compiere, e che riconosciamo come un ideale anche nell’ambito lavorativo (pensiamo, ad esempio, al manuale Carriera in pigiama di Giorgia Campus: nel lavoro, più che mai, trovare l’ikigai può coincidere con realizzazione e serenità). Come scoprire se siamo sulla strada giusta? Risposte a parte, parleranno i fatti: quando ci ritroveremo nel ‘flusso’, immersi in un’attività che assorbe totalmente la nostra attenzione e ci dà gioia, sapremo di aver raggiunto l’obiettivo.

Il libro si conclude con una piccola guida pratica all’ikigai, che comprende pratiche come concedersi del tempo per sognare, restare sempre attivi (ricordate i centenari di Okinawa?), praticare la gratitudine, rimanere curiosi (viene in mente, a questo punto, lo “Stay hungry, stay foolish” di Steve Jobs).

In appendice, le fonti della teoria dell’ikigai, dai contributi di psicologia positiva di Martin Seligman, autorevolmente pubblicati dalla Oxford University Press, al TED di Dan Buettner su Okinawa, agli studi scientifici su ikigai e mortalità sia su Psychology Today che a cura della Tohoku University Graduate School of Medicine e su Pubmed.

L’ikigai,insomma, è una cosa seria.
E allora, cosa aspettiamo a trovare il nostro senso della vita?

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