Il palio di Sherlock Holmes

Il palio di Sherlock Holmes - Luca Martinelli

Il palio di Sherlock Holmes
Luca Martinelli
Alacrán Edizioni, 2009
Pagg. 175, € 12,50
ISBN 978-88-6361-010-9

A volte capita di fare piacevoli scoperte. E’ il caso di Il palio di Sherlock Holmes, del giornalista senese Luca Martinelli, edito da Alacràn (Milano, http://www.alacranedizioni.it/) nel 2009.

Martinelli, che appartiene all’associazione italiana degli sherlockiani “Uno studio in Holmes” (http://www.unostudioinholmes.org/) e non è nuovo a esperimenti letterari sul celebre personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle, con scrittura magistrale fa rivivere nelle sue pagine l’investigatore inglese, che, creduto morto, riappare invece in Toscana sotto il falso nome di Sigerson, un giornalista norvegese. Con l’incarico, affidatogli dal governo britannico, di portare avanti una delicata missione politica (si è all’epoca del trattato della Triplice Alleanza, 1891), nel corso della quale, però, Holmes/ Sigerson si imbatterà in ben due delitti, di cui naturalmente scioglierà ogni mistero.

Il libro, che ricostruisce perfettamente il carattere di Holmes, come pure la Siena del tempo, con i suoi vicoli e i suoi intrighi, è senza dubbio una piacevolissima lettura. Vogliamo citarlo qui, però, perché nelle sua pagine, tra un delitto e l’altro, viene citato un tema a noi caro: quello della violenza familiare. Martinelli, infatti, propone uno Sherlock Holmes paladino della giustizia anche quando si tratta di difendere le sorti di donne e bambini all’interno delle mura domestiche, contro gli abusi del padre-padrone, impersonato dall’oste Ghigo Tozzi. Il trattore usa violenza verso sua moglie e suo figlio, il piccolo Federigo, cui impedisce persino di andare a scuola, perché continui il suo lavoro nella trattoria: “E’ col lavoro che si fanno i quattrini, non con le storielle che stanno scritte nei libri”.

“Il bambino, rannicchiato contro la parete, teneva le braccia incrociate davanti al viso, nel vano tentativo di parare i colpi menati dal padre. Singhiozzava disperatamente, ma non azzardava una paola di difesa” […] Oltre i loro colpi in lotta,[…] una donna piangeva disperata. Sul suo volto, spaurito e macilento, erano incassati due occhi di un grigio torbido e spenti dalla sofferenza”.

Ci pare di vedere davvero la scena di violenza domestica, di sentire l’odore della paura in Federigo e in sua madre, la loro disperazione, soprattutto la loro impotenza. E vorremmo che sempre ci fosse uno Sherlock Holmes a risolvere la situazione: con fermezza, l’investigatore interrompe l’oste, afferma che non sopporterà altri soprusi e dichiara di voler assumere il piccolo come suo assistente. Nella vita reale questo non accade; ma, se di fronte a ogni bambino e a ogni donna abusata ci fosse qualcuno in grado di fargli intravedere una prospettiva di vita migliore, forse sarebbe più facile cominciare a spezzare la catena della violenza.

E Martinelli ci suggerisce anche come rivolgersi alla vittima: comunicandogli, dapprima con discrezione, poi più decisamente, l’affetto che gli è venuto a mancare. In più pagine del romanzo, Holmes poggerà la sua mano paterna su Federigo per carezzarlo, abbracciarlo, consolarlo, e sempre gli ricorderà che è un ragazzo sveglio, facendo riaffiorare in lui un inizio di autostima che, si comprende, in seguito lo sosterrà, anche contro il padre.

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One Response to Il palio di Sherlock Holmes

  1. Luca Martinelli says:

    Forse non è consuetudine che un autore intervenga per commentare la recensione a un suo libro. Ma le consuetudini, come le regole, qualche volta possono essere infrante. Lo faccio, in questo caso, perché le parole di Chiara sono tra le più belle (e non mi sarei mai aspettato così tante attenzioni) fra tutte quelle che sono state spese per commentare il mio romanzo. Inutile dire che i complimenti fanno piacere e che li accolgo con entusiasmo e una punta di orgoglio. In questo caso, però, c’è qualcosa in più. Chiara, per indole professionale e impegno civile, ha colto un punto che qualcuno aveva finora soltanto sfiorato: il tema della violenza domestica. Certo, non era questo il tema del mio intento narrativo. Ma nel suo formarsi, la storia che volevo narrare ha impattato con questa realtà, assai diffusa all’epoca cui fa riferimento il romanzo ma – a leggere la cronaca – non meno diffusa oggi, purtroppo. Avrei potuto stemperare i toni, raccontare in altro modo questo aspetto. Ma la realtà dei fatti, penso, non va mai sminuita o travisata. Così ho scelto di raccontarla fino in fondo, cercando di farla rivivere attraverso il filtro dei miei sentimenti. E sono felice che il messaggio sia arrivato. Mi imbarazza, invece, che mi si definisca, per questa scelta, un Uomo con la “U” maiuscola. La realtà è ben diversa: sono un uomo come tutti. Con le debolezze e le cadute di stile di tutti. Anche con qualche reazione rabbiosa, a volte. Ma è vera una cosa: la violenza – fisica, verbale, psicologica che sia – è insopportabile, intollerabile. Mina la convivenza e la corretta relazione tra le persone. Tanto più se la violenza avviene nella famiglia, il nucleo dove si formano le persone, il filtro che deve farle diventare cittadini del mondo. Se per sconfiggerla sono utili anche le poche parole che si possono mettere in un libro, sono contento di avere fatto questa scelta.