Il club dei filosofi dilettanti

Il club dei filosofi dilettanti
Il club dei filosofi dilettanti
Alexander McCall Smith
Tea Due, 2009
(1a ed. it. Guanda, 2006)
Pagg. 264, € 8.60
ISBN 978-88-502-1373-3

Isabel Dalhousie vive a Edimburgo, è una single poco più che quarantenne e ha denaro quel tanto (molto) che basta per permettersi di condurre un’esistenza agiata, il cui unico impegno fisso è dirigere una rivista di etica applicata.

Trascorrere il proprio tempo libero tra conferenze accademiche, serate culturali (Isabel ha fondato il Club dei Filosofi Dilettanti), musei d’arte e serate all’opera sembra un’innocua attività, ma sarà proprio alla fine di un concerto alla Usher Hall che Isabel assisterà a una scena da brivido: un ragazzo in smoking precipita davanti ai suoi occhi dal loggione.

Sembrerebbe un incidente, ma Isabel, che tra una lettura di articoli di etica e l’altra si interroga spesso sulle questioni morali della vita, decide che è suo dovere (in quanto testimone oculare) indagare sull’accaduto. Chi era il giovane morto? La sua caduta è stata veramente accidentale?

Per una coincidenza – forse un po’ troppo fortuita per un giallo – Isabel riesce a raccogliere subito informazioni, grazie alla nipote Cat, la cui gastronomia era frequentata dal ragazzo. Altrettanto casualmente, Isabel conosce il giovane broker Paul Hogg, scoprendo che il morto lavorava proprio con lui.
Tra una tazza di tè preparata dalla fida governante Grace e una cena con la nipote Cat (fidanzata con Toby, ma desiderata dal suo ex Jamie, per cui la zia ha a sua volta un debole), Isabel trova il tempo di condurre le sue indagini nell’high society, fino a scoprire una fuga di delicate informazioni finanziarie.
In un gioco di sospetti (a cui, per altre ragioni, non sfugge nemmeno il “fedifrago” Toby), il lettore viene condotto nelle dimore dell’alta società scozzese, in una Edimburgo in cui tutti sanno tutto di tutti e in cui conoscere testimoni chiave per la sua inchiesta è facile, per Isabella, come bere un bicchier d’acqua. Anzi, di whisky.

Ma all’autore ben si perdonano alcune semplificazioni narrative, perché ci regala una lettura avvincente, garbata, in cui alla fine niente è ciò che sembra.
Il male, per McCall Smith, non viene necessariamente punito.
Una questione su cui riflettere, magari al Club dei Filosofi Dilettanti.

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